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La casa di FeliciaQualche giorno fa, in cronaca, la storia di due madri. E di un’Italia, perché sarebbe comodo dire che le “Italie” sono due. C’è la mamma del presunto assassino di Gelsomina Verde, arrestata a Napoli perché accusata di avere un ruolo importante nella vicenda. Purtroppo, in un’altra pagina, si parla anche di Felicia Impastato, madre di una vittima di mafia. Io non la conoscevo, Mamma Felicia. Non personalmente. In mente, ho alcune immagini: lei abbracciata a un grande ritratto; lei seduta in un’aula di tribunale; lei…e le sue parole. Felicia amava il suo uomo, ma ancora di più l’onestà. Ha educato i suoi figli in nome di quell’integrità che è diventata il bersaglio di chi la percepiva come un’arma puntata verso di sé, e per questo ha spezzato la vita di Peppino. Non si è rassegnata. Mai. Per 26 anni ha continuato a chiedere giustizia. E l’ha ottenuta. Ha sopportato anche gli ultimi dolorosi avvenimenti. E ha continuato a vivere a cento passi di distanza da un mondo idealmente così lontano dal suo. Una donna esile, semplice, come tante. Battagliera, come poche. Mi piace pensare che a vincere le battaglie (perché la guerra purtroppo è ancora lunga) siano i principi, non le persone. Queste sono destinate prima o poi ad abbandonare il campo, lasciando incompiuto un lavoro… che altri si offriranno di continuare, in una sorta di staffetta in cui a passare di mano in mano sono le idee. I principi, i valori…quelli sopravvivono, se c’è qualcuno a volerlo, qualcuno che voglia essere un esempio… Nessuno nasce eroe e nessuno, credo, ha vocazione al martirio. C’è chi ha coraggio, e una coscienza. Una voce che freme per farsi sentire, che può gridare anche nel silenzio più irreale, che si impone con i fatti… Cos’altro è l’esempio, se non la base dell’educazione? Non è forse da qui che è necessario ricostruire? Poco a poco, ogni giorno. Combattere contro qualcosa di più diffuso e altrettanto pericoloso dei giganti ben nascosti o mimetizzati: la mafiosità. Ma anche questo non è facile, e quindi, non è da tutti… Mamma Felicia se n’è andata. Non prima di esprimere un ultimo desiderio. Che la sua casa sia la casa di tanti. Forse, diventerà un centro di documentazione. Kore
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I viaggi notturni Mi capita spesso di fare dei bellissimi viaggi la notte, questa notte sono stato in Grecia!! Un bellissimo sogno, mi trovavo in un paesino dalle viuzze impervie, strette. Case incastonate l'una all'altra, tutte dipinte di bianco. Ero lì con dei vecchi amici delle superiori, incontrati così per caso. Uno dei due mi dice "lo sai che ho delle foto di quando andavamo a scuola?" io "davvero!!!, fammele vedere" così andiamo a casa sua, una spettacolare casa dai pavimenti di marmo, grandi colonne con capitelli ed il solaio una cupola formata da un bellissimo intarsio fatto di foglie e fiori tutto bianco dal quale passava la luce solare. (una nitidezza di immagini e di sensazioni degna di un film d'autore).Andiamo in una stanza dove sono sparse delle foto su un tavolo, ne prende alcune e me le mostra, forse perché ho la fissazione delle header e dei pay off, ma ogni foto aveva un titolo ed un commento. Guardo le foto, ma al tempo stesso non mi riconosco in quel ragazzo che sto vedendo, quasi fosse un altro. Marco Legittimo (segue)
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Il terremoto in Irpinia Sono passati ventiquattro anni. Il terremoto del 23 novembre 1980 ha cambiato il volto della Campania, dell’Irpinia in particolare. Sono state dette tante cose sul terremoto dell’Irpinia. Tante cose poco vere, tante altre montate ad arte. E’ una storia che dura ancora, perché se attraversi l’Irpinia del Cratere, trovi ancora le tracce di quella domenica terribile. Ci sono paesi senza memoria, enormi colate di cemento nuovo, fresco e deserto. Perché in quei paesi manca una generazione. Ci sono i ventenni e ci sono i sessantenni. Chi a vent’anni è sopravvissuto, è partito. Ci sono ventenni che non hanno mai vissuto in una casa. Sono nati in quei prefabbricati leggeri messi lì dopo il terremoto e che avrebbero dovuto restarci solo pochi anni. Cinque o sei, si disse. Poi divennero dieci, e molti sono ancora lì. Gabriella Bianchi (segue)
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Il caso Narducci Diciannove anni dall’ultimo delitto del mostro di Firenze. Diciannove anni da quando Francesco Narducci, medico perugino, venne trovato morto nel lago Trasimeno. Un periodo lunghissimo durante il quale le due vicende si sono più volte intrecciate fino a diventare un’unica inchiesta. Perché quel bellissimo e promettente gastroenterologo umbro viene considerato dagli inquirenti uno dei mandanti dei delitti del mostro di Firenze. La prima volta che il nome di Narducci comparve nella vicenda fu all’epoca dell’ultimo delitto. Lettere anonime avvisarono gli investigatori fiorentini di indagare sul medico umbro. Poi calò il silenzio. Anche perché il medico era stato trovato morto nelle acque del Trasimeno. Ma molti anni dopo, il suo nome torna alla ribalta durante indagini su un giro di usura e di esoterismo. E’ da lì che riparte il caso Narducci che viene collegato con quello del mostro. Lucia Pippi (segue)
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Quindici passi Beh Pino, ero lì che leggevo i nuovi post della Torre e m'è venuto da ridere. M'è venuto da ridere a pensare di vedermi lì sopra, perchè non c'entro proprio un fico secco in un certo senso. Insomma di cose brutte e purtroppo importanti ne succedono al mondo, come di belle alle volte per fortuna. Poi sbuco io che farnetico di parole, prospettive, sedie, gambe, mani, braccia, parole, dialoghi. Franca – “anima” (segue)
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I tesori di Baghdad “Sono una donna che si spaventa facilmente eppure ho trovato il coraggio di entrare all’interno del museo anche se ero consapevole del fatto che potevano esserci altre bombe”. A sottolinearlo Nidal Ameen, dirigente del museo archeologico nazionale di Baghdad colpito prima dalle bombe e poi saccheggiato dai ladri nell’aprile del 2003. Per trent’anni Amin si è occupata di quei tesori appartenuti all’umanità. Poi in un giorno tutto è andato distrutto. Davanti agli occhi una scena raccapricciante e quasi da non crederci. Fuori dal museo la morte delle persone dentro la spoliazione di una civiltà nata prima della storia. Le grandi statue antiche di cinquemila anni spezzate, le vetrine sfondate dai predatori, i frammenti dei tesori del passato che un tempo avevano guardato in faccia ricercatori e studiosi di fama internazionale, in visita al museo da tutto il mondo, ingombravano gli interminabili corridoi. Simona Maggi (segue)
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Mendicanti Hai presente quella storia che è venuta fuori a Roma in questi giorni, di quei rumeni che sfruttavano loro connazionali disabili e li costringevano a chiedere l'elemosina? Ecco, poiché frequento l'università a Pisa, quasi tutti i giorni ho lezione e mi capita di passare per il centro... quando arrivo al Ponte di Mezzo c'è sempre un uomo anziano seduto su una sedia a rotelle, senza gambe. C'è tutti i giorni, ne sono sicura, ci faccio caso io a certe cose. Non è l'unico, c'è anche una donna ogni tanto, ma la portano in altri posti, a volte nascosta all'inizio di una traversa di Borgo Stretto. Più di una volta ho visto l'uomo che veniva accompagnato a chiedere l'elemosina al Ponte da un ragazzo abbastanza giovane; ho visto anche più o meno da dove: passa da piazza santa Caterina, poi va indisturbato e tranquillo verso il centro. Siv (segue)
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Storie da treno Nel mio girovagare di scuola, in scuola , viaggi lunghi, scanditi dal rumore di rotaia, si parla tanto, ci si racconta. Francesca ha quasi quarant'anni, lo sguardo vispo da ragazzina, la incontro il giorno della convocazione nella scuola nuova. Lei si catapulta nella mia vita, un turbine di presentazioni, viaggia da anni su quella linea, e pare contenta di aver reclutato un'altra compagnia di viaggio. E' una donna forte, la vita non e' riuscita a spegnere quegli occhi spiritati che si muovono di volto in volto, di storia in storia. Viaggio dopo viaggio, la sua vita mi diventa familiare, il figlio non udente, i primi anni in una scuola speciale, lontano da casa, con un marito assente, che si e' arreso, e' fuggito da un handicap che accresce il livello di incomunicabilità tra genitori e figli, che isola. Evdea (segue)
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Storie di mafia La vita vale meno di uno schiaffo e gli schiaffi a casa non si portano. Un ragazzino di quindici anni non può prenderle da uno di dieci. Se non ce la fa a farsi rispettare da solo, ci pensa la famiglia. Storie del Vallo: una scintilla e s’infiamma il mondo. Due ragazzi che vivono vicini, che si conoscono da anni, fanno la stessa strada per andare a scuola, giocano nella stessa piazzetta, poi si scontrano e la lite esplode. Muore così il padre di uno dei due. Raffaele Corcione, 43 anni di Marzano di Nola, non era tipo che lasciava correre. Eppure oggi, nella tarda mattinata, affacciato al balcone di casa, urlava per fermare i due ragazzi che litigavano. Suo figlio di 15 anni e il figlio dei vicini, dei Sepe, di appena dieci anni. Gabriella Bianchi (segue)
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Metastasi da Mario Pischedda.
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